Tutti più o meno parlano di moda. Anche i bambini. Senza conoscerla, magari solo per dire che qualche cosa è di moda.
Fin dalle origini però il significato dato a questa parola era riferito all’abbigliamento ed indicava determinate regole. Era ritenuto per lo più un concetto astratto, che identificava però l’appartenenza alle diverse classi sociali fin dai tempi dell’antica Roma.
L’abbigliamento ricco e curato apparteneva, già a quell’epoca, ai ceti più abbienti o ai sacerdoti. Seguiva poi una classe media, composta da militari e funzionari amministrativi, che disponevano di abiti, le cui fogge permettevano il loro riconoscimento. Alle donne, in quel senso, nulla era concesso.
Solo parecchi secoli più tardi si sviluppò il mestiere sartoriale, per cui un sarto eseguiva un abito tagliando e cucendo le stoffe, modellandole secondo le esigenze del signore, da cui dipendeva. A quei tempi, e si parla del XIV secolo, il sarto non aveva ancora la libertà di creare dei modelli secondo la sua ispirazione.
Solo dopo la Rivoluzione Francese il sarto divenne anche stilista e, con l’aiuto delle moderne tecnologie, che consentivano l’impiego di tessuti prodotti, tagliati e cuciti industrialmente, i signori poterono ricevere abiti creati appositamente per loro, entrando a far parte di coloro che vivevano alla moda. Questa unicità è ancora attuale, sotto certi punti di vista, nonostante l’enorme progresso tecnologico, che ha permesso ogni tipo di sfizio creativo.