Il ripescaggio degli anni d’oro: moda decennale

Quando si gira la boa di un decennio, riparte la gara per attribuire, agli anni che ci attendono, un’analogia con un decennio, che ci ha preceduti. Quanto meno si tenta il suo ripescaggio.

Quest’anno i giornali inneggiano al revival degli anni 80. In modo particolare per ciò che riguarda musica e spettacolo.
Sono stati menzionati Spandau Ballet e Frankie Goes To Hollywood, ma potremmo aggiungere anche Duran Duran e tantissimi altri, che in quegli anni hanno spopolato.

La moda di quest’operazione nostalgia ha certamente degli effetti sui giovani, perché vengono riproposti artisti e personaggi, di cui essi hanno solo sentito parlare o che hanno sentito nei vecchi dischi di mamma e papà.

Personalmente ritengo che quegli anni siano irripetibili. Quel periodo, a cui mi rifiuto di dare definizioni standardizzate, è stato magico.

L’ho vissuto attraverso gli occhi e le orecchie delle mie figliole, mi sono entusiasmata vedendo loro entusiasmarsi. In quell’epoca si sono trasformate da teenager in donne.
Hanno conservato l’affetto per quei miti, così come hanno conservato i loro dischi in vinile, riacquistati poi anche sotto forma di CD. Ancora li sentono. Sentono le emozioni della loro gioventù. Ancora li vanno a vedere, se vengono in Italia in concerto.

Se però gli stessi ex-miti verranno ora proposti ai giovani, questi vedranno delle persone di mezza età, che hanno meno entusiasmo e resistenza, senza più il potere di attrazione di allora.

Dovrebbero ascoltarli ad occhi chiusi, per percepire la magia dei suoni. Così come dovremmo farlo noi. Altrimenti guardando loro avremmo l’effetto specchio e vedremmo chiaramente come il tempo ci ha segnato.